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  • Immagine del redattoreDott. Valerio Lenzoni

LO STRESS POST-TRAUMATICO E I MECCANISMI A CASCATA

Aggiornamento: 21 ott 2023


Il corpo umano e il cervello presentano entrambi la capacità di gestire le situazioni stressanti in maniera versatile e adattiva. Contrariamente a quanto accade con l'omeostasi, che si riferisce alla capacità dell'organismo di conservare uno stato interno stabile, la reazione allo stress può manifestarsi con elasticità e adattabilità.

Per proteggersi dai pericoli, sia fisici sia psicologici, esseri umani e altri mammiferi dispongono di molteplici risposte difensive, tra le quali: il congelamento, il combattimento, la fuga, il terrore, l'immobilità e lo svenimento. La sequenza di queste risposte, come stabilito dalla biologia evoluzionistica e dalla psicofisiologia, tende a intensificarsi in base alla prossimità e alla gravità del pericolo.


Il congelamento, o risposta di orientamento, è la prima risposta difensiva che il corpo attiva quando un pericolo insorge, in quanto permette una valutazione della minaccia e indirizza i sistemi sensoriali verso la sorgente della stimolazione. Tra le risposte corporee si annoverano la dilatazione delle pupille, la diminuzione della resistenza cutanea e un abbassamento momentaneo del ritmo cardiaco. Se lo stimolo è percepito come una minaccia, il corpo attiva una risposta d'allarme che coinvolge l'attivazione del sistema nervoso simpatico e prevede il rilascio degli ormoni adrenali, consentendo all'organismo di affrontare il pericolo mettendo in atto la fuga o il combattimento. Qualora lo stimolo fosse particolarmente intenso e ravvicinato, il corpo attiverebbe in risposta un riflesso di difesa per proteggersi.


IL MASSIMO LIVELLO DI PANICO

Il panico peritraumatico, vale a dire la sensazione intensa di paura o panico che si percepisce durante un evento traumatico, raggiunge il suo picco massimo durante la fase di immobilità tonica, in quanto la risposta del sistema nervoso parasimpatico diventa dominante e causa bradicardia, abbassamento della pressione sanguigna e vasodilatazione. In situazioni estreme, questa risposta parasimpatica può indurre l'individuo allo svenimento.


LA RISPOSTA ALLO STRESS

Nella sequenza di risposta allo stress vengono coinvolti quattro sistemi corporei: l'ippocampo e l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), l'amigdala, il locus coeruleus, la ghiandola surrenale e il sistema nervoso simpatico, nonché i peptidi vasopressina e ossitocina, e il sistema immunitario.

La selezione delle risposte più adeguate in una situazione di pericolo è determinata dalla percezione della minaccia, dalle esperienze pregresse, dal contesto sociale e culturale e dalle risorse disponibili per affrontare lo stressor. La sequenza di risposte allo stress non dipende soltanto dalla valutazione che l'organismo fa della minaccia in rapporto alla propria capacità di azione, ma tiene conto anche di come vengono percepite le caratteristiche della minaccia stessa.


LO STRESS POST-TRAUMATICO

Se i sistemi biologici funzionano nella maniera corretta, forniscono un supporto attivo nel fronteggiare le situazioni di crisi e sono coinvolti nell'effetto stress-protettivo delle interazioni sociali positive. Un malfunzionamento di specifici sistemi biologici, invece, può essere associato a disturbi clinici.

Quando il pericolo non sussiste più, gli animali selvatici tendono a interrompere la risposta da stress; negli esseri umani, invece, l'asse ipotalamo-ipofisi-surrene può restare attivo per un tempo indefinito, influenzando sia il comportamento sia la salute. Le varie risposte fisiologiche (come l'aumento del flusso di sangue e di ossigeno ai muscoli) possono risultare non adatte di fronte a stimoli stressogeni moderni da cui non si può sfuggire correndo. Uno stress prolungato può trasformare le risposte fisiologiche adattive in disturbi disadattivi quali: disturbi del sonno, dolori, perdita di appetito o alimentazione eccessiva. L'attivazione ripetuta dei ricordi che mantengono attive le risposte di difesa può causare danni fisici e mentali, tra cui disturbi d'ansia, depressione, disturbi del sonno e problemi neurologici.


Il cervello risente di esperienze e ambienti stressanti e gli ormoni dello stress si concentrano soprattutto sull'ippocampo e l'amigdala, aumentando il consolidamento del ricordo di informazioni emotivamente pregnanti e contestuali, sia negli animali sia negli esseri umani, mediato dalle strutture interne all'amigdala. Gli ormoni da stress possono avere effetti adattivi quando necessari alla costruzione di ricordi duraturi in merito a informazioni vitali, ma possono diventare dannosi in condizioni di stress estremo, favorendo lo sviluppo di disturbi legati al trauma. L'eccesso cronico di glucocorticoidi può condurre alla disgregazione della plasticità sinaptica cerebrale, all'atrofia dei processi dendritici nonché a una ridotta capacità di sopravvivenza del neurone di fronte ad attacchi multipli concomitanti. L'esposizione allo stress può causare cambiamenti strutturali e funzionali nel cervello che possono alterare la capacità di una persona nel regolare le proprie emozioni, gestire lo stress e rispondere alle situazioni ambientali. L'esposizione prolungata allo stress, inoltre, può portare a sintomi stress-correlati quali iperattivazione, dissociazione, flashback, evitamento e depressione. Quando vengono sottoposti alla presenza di elementi che ricordano il trauma, i sopravvissuti tendono a ripetere le risposte che hanno messo in atto durante l'evento stesso.


IL DISTURBO DA STRESS POST-TRAUMATICO

Il PTSD (Disturbo da stress post-traumatico) può provocare risposte fisiologiche differenti, quali attacco/fuga o dissociazione, che richiedono approcci terapeutici diversi. La comprensione delle modalità di reazione umana al trauma è dunque di particolare utilità per la scelta del trattamento più appropriato. L'esposizione ripetuta a situazioni traumatiche, inoltre, può creare diversi profili clinici che si basano sulla risposta fisiologica prevalente: i pazienti che hanno una risposta di attivazione simpatica, ad esempio, mostrano dissociazione ed evitamento passivo; chi offre invece una risposta dominante di tipo parasimpatico manifesta stadi dissociativi di terrore-svenimento che, per essere gestiti, richiedono un approccio terapeutico specifico.

Il PTSD si può dividere in due sottotipi: il "PTSD tumultuoso" (con risposta simpatica) e il "PTSD di spegnimento" (con risposta vagale e dissociativa). La comprensione di questi sottotipi è fondamentale per la scelta della terapia più adatta al singolo paziente. All'interno del "PTSD tumultuoso" si concentrano le tecniche per regolare l'iperattivazione emotiva, mentre nel "PTSD di spegnimento" si lavora sulla gestione degli stati dissociativi e sulla creazione di un senso di sicurezza. Quest'ultimo sottotipo si verifica in situazioni estreme di sopravvivenza, in cui l'individuo si adatta tramite l'immobilità e l'analgesia per aumentare le probabilità di sopravvivenza.


CONCLUSIONE

Il corpo umano e il cervello possiedono dunque la grande capacità di affrontare situazioni stressanti in modo flessibile e adattabile; quando lo stress diventa cronico o eccessivo però, ne derivano effetti negativi sulla salute mentale e fisica dell'individuo che rendono ancora più importante comprendere le diverse risposte allo stress e i loro meccanismi, al fine di sviluppare trattamenti efficaci e personalizzati per chi soffre di disturbi legati allo stress come il PTSD,


IL TRATTAMENTO PER IL PTSD E I DISTURBI CORRELATI AD EVENTI STRESSANTI

Il trattamento evidence-based per il PTSD e i disturbi correlati a eventi stressanti prevede una combinazione di terapie farmacologiche e psicoterapiche. Tra gli approcci terapeutici più studiati ed efficaci annoveriamo:

  • Terapia cognitivo-comportamentale (CBT): la CBT è un approccio terapeutico che mira a modificare i pensieri e i comportamenti disfunzionali legati al trauma. La terapia cognitivo-comportamentale per il PTSD si concentra su tre aree principali: la ristrutturazione cognitiva, l'esposizione graduale agli stimoli traumatici e l'allenamento alle abilità di coping.

  • Terapia di esposizione prolungata (PE): la PE è una forma di CBT che si concentra sull'esposizione graduale e ripetuta alle memorie traumatiche e alle situazioni temute, con l'obiettivo di ridurre la reattività emotiva e la paura associata a queste situazioni.

  • Terapia di desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari (EMDR): l'EMDR è un approccio terapeutico che combina elementi di terapia cognitivo-comportamentale e terapia psicodinamica. Durante l'EMDR, il paziente richiama le memorie traumatiche mentre segue con gli occhi i movimenti guidati dal terapeuta. Ciò aiuta a ridurre l'intensità emotiva delle memorie traumatiche e favorisce la rielaborazione del trauma.

  • Terapia cognitiva basata sulla consapevolezza (mindfulness): questo approccio combina la terapia cognitiva con pratiche di meditazione e consapevolezza per aiutare i pazienti a sviluppare una maggiore consapevolezza delle proprie emozioni, pensieri e sensazioni fisiche, e a imparare a gestirli in modo più efficace.

  • Farmacoterapia: alcuni farmaci possono essere utilizzati per trattare il PTSD e i disturbi correlati agli eventi stressanti. Gli antidepressivi, in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI), sono comunemente utilizzati per trattare i sintomi del PTSD come l'ansia, la depressione e l'irritabilità. Altri farmaci, come le benzodiazepine, possono essere prescritti per gestire l'ansia acuta e l'insonnia, ma devono essere utilizzati con cautela a causa del potenziale rischio di dipendenza.

È utile sottolineare quanto segue: il trattamento più efficace per il PTSD e i disturbi correlati agli eventi stressanti può variare da persona a persona, in base alla gravità dei sintomi, alla storia del trauma, alle caratteristiche e preferenze individuali. Un approccio personalizzato e integrato che utilizzi diverse tipologie di terapia può essere pertanto la soluzione ideale per molti pazienti. La collaborazione tra il paziente e il terapeuta è fondamentale per identificare il piano di trattamento più adatto e monitorare i progressi nel corso del tempo. La valutazione regolare dei sintomi, l'adattamento del trattamento alle esigenze del paziente e il supporto continuo sono elementi chiave per garantire il successo della terapia.

Per i pazienti con PTSD e disturbi correlati agli eventi stressanti, inoltre, può rivelarsi utile il coinvolgimento della sfera familiare e amicale nel processo di trattamento. Il sostegno sociale può favorire la resilienza e il recupero dopo un trauma, in quanto la partecipazione delle persone care può migliorare la comprensione dei sintomi e delle difficoltà affrontate dal paziente, nonché promuovere strategie di coping efficaci.

Il trattamento del PTSD e dei disturbi correlati agli eventi stressanti può richiedere tempo e pazienza: i pazienti possono aver bisogno di provare diverse terapie prima di trovare quella più efficace e adeguata, e il processo di guarigione può essere lento e graduale. Con un approccio terapeutico evidence-based e un sostegno mirato, molte persone riescono a superare i sintomi del PTSD, migliorando significativamente la qualità delle rispettive vite.



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