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IPOAROUSAL

  • Immagine del redattore: Dott. Valerio Lenzoni
    Dott. Valerio Lenzoni
  • 14 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Per ipoarousal si intende uno stato in cui l’attivazione psicofisiologica scende sotto il livello ottimale e ci si può sentire intorpiditi, rallentati, “non presenti”, assistendo inoltre a fenomeni dissociativi (annebbiamento, derealizzazione, depersonalizzazione). In molte formulazioni trauma-informed, l’ipoarousal è considerato una forma protettiva del sistema e dunque una “riduzione di carico” che si attiva quando l’organismo reputa l’attivazione, o la minaccia, troppo forti.

Nella pratica clinica, dissociazione e ipoarousal vengono spesso sovrapposte ma la letteratura delinea che i profili fisiologici della dissociazione trauma-correlata non sono sempre univoci o coerenti con una semplice “ipoattivazione” misurabile; “ipoarousal” è dunque una descrizione fenomenologica utile, ma non coincide con un singolo indicatore autonomico.

In ipoarousal, il problema non è la mancanza di insight o di volontà, ma l’accesso ridotto a energia, motivazione e flessibilità. In questi stati, ciò che modifica più affidabilmente la traiettoria è spesso ciò che si fa (azione, contatto con l’ambiente, comportamenti osservabili), prima ancora di ciò che si comprende o si analizza.


IL RUOLO DEL TRAUMA


In contesti traumatici o percepiti come tali, l’organismo può produrre risposte difensive passive (immobilità, collasso, “paralisi”), descritte in letteratura come componenti di una cascata difensiva. Un esempio correlato è la tonic immobility, associata in meta-analisi a maggiore severità dei sintomi PTSD e descritta come risposta involontaria a minaccia estrema. Questo chiarisce come mai alcune persone scivolino in ipoarousal “senza scelta”: non è un difetto di carattere, ma una risposta di sopravvivenza appresa e/o automatizzata.


PRINCIPI GUIDA DEGLI INTERVENTI COMPORTAMENTALI IN IPOAROUSAL


In ipoarousal, si tende erroneamente a cercare una riattivazione troppo rapida e intensa che può produrre un “rimbalzo” verso iperarousal o un ulteriore spegnimento per sovraccarico. La logica clinica più indicativa è quella del titration: piccoli incrementi di attivazione, osservazione della risposta e progressione per passi.


Aggancio all’ambiente: dal mentale al sensoriale e concreto

Quando il sistema è in shutdown, l’elaborazione interna può diventare povera o circolare. Le strategie più accessibili spostano il focus su elementi concreti e osservabili (sensazioni fisiche, orientamento, azioni semplici), facilitando il ritorno al “qui e ora”.


Riattivazione comportamentale: quando l'umore è basso

Quando l’ipoarousal si intreccia con depressione, apatia e ritiro, una base empirica relativamente solida deriva dall’attivazione comportamentale (Behavioral Activation, BA): aumentare in modo sistematico il contatto con attività significative o rinforzanti per spezzare l’inerzia e ripristinare senso di padronanza e ricompensa.


TECNICHE COMPORTAMENTALI PER IPOAROUSAL


Tecniche “a bassa soglia” (30 secondi – 5 minuti)

Sono pensate per i momenti in cui ci si sente spenti, annebbiati o “distanti”. L’obiettivo è ottenere un primo aumento di presenza ed energia, senza forzare.


Orientamento al presente (re-orienting)

• Osserva lentamente l’ambiente e nomina mentalmente (o a bassa voce) dove sei, che giorno è e cosa stai facendo adesso.

• Aggiungi un dettaglio sensoriale: “vedo…”, “sento…”, “tocco…”.

È una tecnica semplice: sposta l’attenzione su indizi attuali e riduce la deriva interna tipica dello shutdown.


Contatto fisico/propriocettivo (pressione e confini)

• Premi i piedi a terra per 10–15 secondi, rilascia; ripeti 3 volte.

• Spingi i palmi contro un muro (o contro le cosce) per 20–30 secondi, poi rilascia e nota il cambiamento.

• Se pensi sia per te piacevole, avvolgiti in una coperta pesante o stringi un cuscino per 30–60 secondi.

Sono micro-azioni che aumentano l’input propriocettivo e “riportano” il corpo nella scena.


Stimolazione sensoriale “saliente” ma sicura

• Temperatura: sciacqua le mani con acqua fresca o tieni un oggetto freddo in mano per 20–30 secondi.

• Olfatto: un odore intenso ma tollerabile (menta, agrumi, caffè) per 2–3 inspirazioni normali.

• Gusto: qualcosa di aspro o mentolato; in alternativa, masticare qualcosa di croccante.

L’idea è aumentare la “segnalazione” sensoriale al cervello senza creare stress.


Movimento minimo ritmico

• 30–60 secondi di camminata sul posto, oppure salire/scendere un gradino lentamente ma in modo continuo.

• Se ti senti molto “fermo”, inizia muovendo dita, polsi e caviglie per 20–30 secondi e poi aumenta gradualmente.

Il ritmo, in questi stati, tende a funzionare meglio dello “sforzo”.


Tecniche di riattivazione graduale (5 – 15 minuti)

Qui entra in gioco la logica della dose: abbastanza attivazione da uscire dal torpore, senza creare rimbalzo.


Passeggiata breve “a circuito”

Scegli un percorso molto semplice (come andare avanti e indietro in casa o sul pianerottolo) per 5–10 minuti. Il valore è nella combinazione di movimento, orientamento spaziale e ripetizione.

Sequenza 3×3 (attivazione scalare)

Tre blocchi da 3 minuti:

1. movimento leggero (cammino lento),

2. movimento medio (cammino più rapido),

3. ritorno a leggero (rallenta).

Serve a “risvegliare” senza picchi.


Micro-compito con risultato visibile (10 minuti)

Imposta un timer e svolgi un’attività che lascia una traccia concreta: riordinare una superficie, lavare pochi piatti, fare una doccia breve, preparare una bevanda calda, cambiarsi. In ipoarousal, vedere il risultato facilita la ricostruzione del senso di efficacia.


• Se possibile, aumenta la luce naturale (finestra, balcone).

• Passa da sdraiato a seduto con schiena sostenuta, poi in piedi, in 2–3 passaggi senza fretta.

È un intervento spesso sottovalutato: postura e luce influenzano in modo affidabile lo stato di vigilanza.


Tecniche “sociali” a carico basso (quando disponibili)

In ipoarousal molte persone riducono contatto e voce. Quando la relazione è sicura, la componente sociale può favorire la riattivazione.

• Messaggio breve a una persona affidabile: “Mi sento spento, mi aiuti a rimanere presente 5 minuti?”

• Se invece non gradisci un contatto diretto: ascolta una voce familiare (nota vocale, podcast leggero) mentre cammini o svolgi un micro-compito.

L’obiettivo non è “parlare dei problemi”, ma riaccendere connessione e orientamento.


Attivazione comportamentale

Quando l’ipoarousal si ripete, è utile una struttura minima che riduca il peso della decisione nel momento di spegnimento.

Regola base BA: non aspettare la motivazione; usa azioni piccole che generano esperienza di padronanza o contatto con qualcosa di significativo.

Tre categorie di attività (scegline una per volta):

• Padronanza: qualcosa che si completa (anche minuscolo).

• Piacere: qualcosa di genuinamente gradevole, non “anestetico”.

• Valori: qualcosa che ti avvicina a ciò che conta (cura, ordine, apprendimento, relazione).

In pratica: prepara una “lista pronta” di 10 attività piccole (2–10 minuti). Quando arriva l’ipoarousal devi solo scegliere.


COME SCEGLIERE LA TECNICA PIÙ ADATTA


Se prevalgono annebbiamento e derealizzazione, prima di aumentare il movimento è bene partire da orientamento, input sensoriale e contatto fisico. Se invece prevalgono collasso e immobilità, è più efficace iniziare da movimento minimo ritmico e micro-passaggi posturali. In caso di prevalenza di apatia e ritiro, un micro-compito con risultato visibile e coadiuvato da lieve contatto sociale, tende a offrire un aggancio più stabile.


NOTE DI SICUREZZA


Questo materiale è a scopo informativo e non sostituisce una valutazione personalizzata o un percorso del supporto professionale. Se compaiono sintomi intensi o insoliti (ad esempio forte vertigine, nausea importante, dolore marcato, confusione significativa), se la condizione peggiora rapidamente, oppure se l’ipoarousal si associa a dissociazione severa, blackout o comportamenti a rischio, è indicato rivolgersi quanto prima a professionisti qualificati (ad esempio psicoterapeuti, servizi territoriali o altre figure sanitarie competenti). In presenza di un rischio immediato per la propria sicurezza o quella altrui, contatta senza indugio i servizi di emergenza disponibili nella tua zona.




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