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LA RUMINAZIONE DEPRESSIVA

  • Immagine del redattore: Dott. Valerio Lenzoni
    Dott. Valerio Lenzoni
  • 2 feb 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 11 gen

La ruminazione depressiva corrisponde a un processo cognitivo perseverativo disfunzionale che amplifica pensieri ripetitivi e negativi incentrati sul sé, sulle emozioni e sulle cause o conseguenze del proprio malessere. Talvolta può sembrare utile per comprendere il dolore che si prova, ma spesso perpetua gli stati depressivi all’interno di un vero e proprio ciclo di disperazione.





PENSIERI TIPICI DELLA RUMINAZIONE DEPRESSIVA


La ruminazione depressiva tende a manifestarsi mediante pensieri ricorrenti e incentrati su errori percepiti, emozioni negative e senso di impotenza; tali pensieri alimentano il mantenimento dello stato depressivo sfociando in domande senza risposta quali, ad esempio:


  • Perché proprio a me?

    Tale interrogativo riflette un senso di vittimismo e profonda ingiustizia percepita, aiutando lo sviluppo di un atteggiamento passivo verso il proprio malessere.

  • Perché mi sento così? Il quesito esprime il bisogno di comprendere le cause del proprio stato di malessere senza dirigere tale bisogno, tuttavia, verso una soluzione concreta.

  • Come sono finito in questa situazione? Un’autocritica retrospettiva che analizza gli errori percepiti nel passato.

  • Cosa c’è di sbagliato in me? Questa domanda enfatizza la percezione di difetti intrinseci o personali.

  • Che ne sarà di me? Quesito proiettato verso il futuro che esprime paura e pessimismo per ciò che verrà.

  • Perché continuo a commettere gli stessi errori? Una lamentela ciclica che alimenta il senso di incapacità di cambiamento.

  • Perché non riesco mai a essere felice? Una valutazione globale e negativa della propria vita emotiva.

  • Perché gli altri sembrano avere una vita migliore della mia? Un confronto sociale negativo che intensifica i sentimenti di inadeguatezza e solitudine.


Questi pensieri bloccano la persona in una spirale di autoanalisi sterile e improduttiva volta a impedire l’elaborazione emotiva e il cambiamento, favorendo invece un rafforzamento della propria fragilità e vulnerabilità e amplificando il senso di disperazione.


IL MANTENIMENTO DELLA RUMINAZIONE DEPRESSIVA


Notoriamente le persone che ruminano attribuiscono uno scopo alla loro ruminazione e ritengono che possa aiutarle a comprendere meglio le cause della loro sofferenza; tale idea presuppone la speranza di poter ridurre eventuali errori futuri e portare a una soluzione o a un cambiamento, rendendo la ruminazione difficile da interrompere. Tuttavia, anziché condurre a una maggiore comprensione, questa strategia rinforza lo stato depressivo e perpetua una visione negativa del sé.


IMMAGINE DI SÈ


Le persone che ruminano tendono a percepire se stesse come fragili, incapaci di affrontare le difficoltà, estremamente vulnerabili ed esposte a continue minacce emotive.


CONSEGUENZE DELLA RUMINAZIONE DEPRESSIVA


La ruminazione depressiva può intrappolare l'individuo in un circolo vizioso di negatività impedendo ogni possibilità di cambiamento, ostacolando la capacità di superare i problemi e aumentando la sensazione di solitudine e disconnessione con isolamento sociale annesso.


APPROCCI TERAPEUTICI


Per affrontare la ruminazione depressiva è necessario intervenire sullo scopo che la mantiene attiva, vale a dire quel che il paziente ritiene che l’atto in sé possa restituirgli. L’obiettivo terapeutico mira pertanto a smascherarne l’inutilità, dimostrando quanto il contrario sia una mera illusione e favorendo alternative più adattive. Sarà indispensabile identificare i fattori di mantenimento che inducono la persona a continuare a ruminare ed evidenziare il peso che questo processo di pensiero determina sulla vita quotidiana tramite tecniche terapeutiche ed esercizi pratici.

Sostituire la ruminazione con strategie adattive è la base per un corretto percorso verso il raggiungimento del proprio benessere mentale.




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