L'IPOCONDRIA (DISTURBO DA ANSIA DI MALATTIA)

L’ansia è un sistema complesso di emozioni orientate al futuro, la cui esperienza prevede uno spostamento rapido dell’attenzione verso eventi percepiti come minacciosi, imprevedibili e incontrollabili. La malattia rappresenta una condizione dell’organismo, causata da alterazioni organiche o funzionali. L’OMS, dal 1947, definisce la salute: «uno stato di totale benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattie o infermità». L’assenza di malattia, pertanto, non basta per definire un individuo ‘‘in salute’’ ma sono necessari altri elementi, che fanno riferimento alla mente, al corpo e alla socialità.

Il disturbo da ansia di malattia si configura con la preoccupazione di avere o contrarre una grave malattia. Se sono presenti sintomi fisici devono essere di lieve intensità. Se si manifesta un’altra condizione medica o vi è un rischio elevato di svilupparla, la preoccupazione deve essere sproporzionata.

 

La persona che soffre del disturbo mette in atto comportamenti eccessivi correlati alla salute o compie forme di evitamento selettivo. Per quanto concerne la diagnosi, la preoccupazione per la malattia deve essere presente da almeno 6 mesi e non deve essere spiegata da un altro disturbo mentale, da condizioni mediche o dall’effetto di sostanze.

 

Quasi la metà degli individui con disturbo da ansia di malattia presentano una forma transitoria e meno grave del disturbo.

 

Le cause del disturbo sono prevalentemente ambientali: ne consegue possa insorgere a seguito di un forte stress o minaccia per la vita (dell’individuo stesso, dei suoi familiari o amici).

 

La convivenza con l’attuale pandemia da Covid-19, ad esempio, può rappresentare per molti un fattore di rischio in merito allo sviluppo di comportamenti di controllo o rassicurazione (misurazione continuativa della propria temperatura corporea per escludere la presenza di alterazioni e febbre, verifica costante del proprio senso del gusto, dell’olfatto o altro.) Anche una storia di abuso o di grave malattia durante l'infanzia può predisporre allo sviluppo del disturbo in età adulta.

 

I sintomi cognitivi tipici sono: pensieri catastrofici in riferimento alla minaccia di malattia o alla morte; timore di possedere scarse risorse fisiche o bassa resilienza, da cui deriva la necessità impellente di prestare la massima attenzione al proprio stato di salute.

 

Le emozioni più frequenti associate al disturbo da ansia di malattia sono: ansia, paura, tristezza, rabbia, invidia e vergogna.

 

I sintomi comportamentali tipici possono essere: la continua ricerca di rassicurazione (controllare accuratamente il corpo); cercare su internet i sintomi percepiti o quelli della malattia temuta; chiedere rassicurazione ai familiari e agli amici; effettuare numerose visite specialistiche.  Possono inoltre verificarsi condotte di evitamento selettivo (come il non affrontare visite ed esami per la paura dei risultati). I familiari e gli amici possono aggravare tali preoccupazioni, aggiungendo le proprie e alimentando l’ansia pregressa o, al contrario, tendono a rassicurare la persona generando il mantenimento di tali condotte. In alcuni casi, gli individui con il disturbo possono sentirsi delusi o arrabbiati nei confronti di familiari e amici, poiché non si sentono completamente compresi.

 

È difficile interrompere i controlli o le preoccupazioni in relazione alla minaccia di malattia, nonostante tali atteggiamenti possano ridurre la concentrazione e la focalizzazione sui compiti e incidere di conseguenza sulle questioni lavorative. Gli appuntamenti con medici e specialisti, nonché le prolungate ricerche, sottraggono ulteriore tempo al lavoro e allo studio. Nel tentativo di effettuare controlli e mettere in atto comportamenti protettivi dalla malattia, inoltre, si rinuncia spesso ad attività piacevoli. Questo aumenta lo stress e genera un abbassamento dell’umore che, a sua volta, limita la possibilità di intraprendere attività diverse dalla costante attenzione e preoccupazione sulla propria salute. Le numerose visite dai medici, quando non danno risultati chiari e definitivi, possono generare negli individui affetti dal disturbo, sentimenti d’insoddisfazione, frustrazione e rabbia nei confronti dell’intero sistema sanitario.

 

Molte persone si sentono tristi perché non credute e trattate come ‘‘malati immaginari’’. I numerosi e ripetuti esami di controllo, le assenze lavorative e i costi legati agli spostamenti per presentarsi agli appuntamenti con gli specialisti, in correlazione al pagamento delle spese mediche stesse possono, con il tempo, iniziare a gravare pesantemente sulle finanze. Quando gli individui si preoccupano della propria salute mettono in atto delle risposte di attacco/fuga. Queste modalità presuppongono l’attivazione del sistema nervoso simpatico e parasimpatico. Per tale ragione vi è la sensazione frequente di essere tesi, stanchi, poco inclini al relax e con sintomi invalidanti.

 

Il trattamento psicoterapeutico presuppone, tra gli altri, interventi che prevedono: una diagnosi precisa coadiuvata dalla trasmissione di informazioni relativi al disturbo, alle possibili cause e ai fattori che ne mantengono attive le relative manifestazioni. Si procede in seguito con la fase espositiva per incrementare la tolleranza agli stati ansiosi tipici e si predispongono, infine, le strategie per gestire le possibili ricadute.

Dott. Valerio Lenzoni

Psicologo - Psicoterapeuta