IL COVID-19 E L'ISOLAMENTO

L'attuale pandemia da Covid-19 è stata, tra le altre cose, la diretta responsabile di un crescendo di ansia e incertezza tra gli individui. Il timore iniziale nei confronti di un qualcosa di sconosciuto che non sembrava possibile potesse monopolizzare la centralità dei nostri notiziari, si è trasformato nella nostra quotidianità esponendoci alla convivenza con una presenza costante di pericolo. Abbiamo cominciato a temere sempre più la minaccia microscopica, allontanandoci dai nostri cari e modificando radicalmente la nostra vita, per paura o adempimento delle regolamentazioni nazionali e regionali.

L'isolamento è divenuto gradualmente una realtà, sotto i nostri occhi, accettata di buon grado da alcuni e in misura meno accondiscendente da altri.

Ma cosa accade quando si limita un desiderio biologicamente determinato, come la voglia (necessità) di riunirsi o di esplorare?

Quando un desiderio di tale entità viene inibito per molto tempo generando frustrazione, vi sono tendenzialmente delle conseguenze (di cui alcune immediatamente riconoscibili) che a lungo andare possono condurre a sindromi diagnosticabili (attacchi di panico, episodi depressivi, ossessioni e molto altro).

Appare evidente come molte possibilità relative al soddisfacimento dei sopracitati desideri siano profondamente limitate.

La domanda che molti professionisti della salute mentale si stanno ponendo è la seguente: quale conseguenza comporterà tutto questo?

Personalmente reputo tale interrogativo una riflessione interessante e aggiungo un ulteriore quesito: il rischio più grande della pandemia è legato alla possibilità di contrarre il virus?

Vi lascio con un’ultima domanda: la potenza distruttiva della pandemia ci ha condotto a rivedere le nostre priorità, ma per quanto?

Dott. Valerio Lenzoni

Psicologo - Psicoterapeuta

Studio Prometheus
00062
Bracciano (RM)
Via XX Settembre n. 25
  • w-facebook
icona-instagram_edited.png